Il bando ISI INAIL 2026 mette a disposizione 600 milioni a fondo perduto. Scopri come abbinare la bonifica amianto all’installazione di un impianto fotovoltaico con il nuovo intervento aggiuntivo.
Hai ancora una copertura in amianto sul tetto del tuo capannone? Nel 2026 rimuoverla ti costa decisamente meno di quanto immagini, soprattutto se rapportato ai costi di qualche anno fa. Se gestisci una PMI energivora conosci bene il problema. Magari osservi quel tetto e sai che prima o poi dovrai intervenire con dei lavori, ma continui a rimandare. L’idea di bloccare i capitali della tua azienda in un’opera che non fa parte della produzione diretta ti frena sicuramente, e a questo si aggiunge la bolletta dell’energia elettrica, una vera e propria tassa variabile che sfugge al tuo controllo e che riduce i margini di profitto ogni singolo mese.
Sfruttare nel modo corretto i fondi statali serve esattamente a superare questi ostacoli e a trasformare una spesa obbligata in un investimento strategico. Diventa molto importante valutare e conoscere quelle che sono le soluzioni migliori, ed oggi focalizzeremo l’attenzione sul bando ISI INAIL del 2026 che rappresenta una risorsa importante per chi desidera, oltre che mettere in sicurezza i propri dipendenti, finanziare la bonifica dell’amianto e vuole guardare il futuro con l’installazione di un sistema fotovoltaico.
Il bando ISI INAIL 2026 non nasce come un incentivo legato alla transizione ecologica o all’ambiente. Si tratta in realtà di una misura per la sicurezza sul lavoro. L’ente finanzia i progetti che riducono i rischi per la salute dei dipendenti, e lo smantellamento dell’eternit rientra perfettamente in questa logica.
Per la rimozione delle vecchie coperture nocive, l’agevolazione copre il 65% delle spese a fondo perduto. Si parte da un contributo minimo di 5.000 euro per arrivare a un limite massimo di 130.000 euro. Ottenere la bonifica dell’amianto con il contributo INAIL significa abbattere in modo drastico il costo del cantiere.
La novità del 2026 riguarda però l’intervento aggiuntivo. L’INAIL ha deciso di permettere l’abbinamento tra la bonifica del tetto e l’installazione dei pannelli solari. La posa del fotovoltaico fino a 20 kW di potenza viene finanziata all’80%, garantendo fino a 20.000 euro aggiuntivi a fondo perduto. Devi prestare molta attenzione a un dettaglio tecnico fondamentale; poiché parliamo di un intervento complementare e mai autonomo. Chiedere i fondi statali solamente per montare i pannelli non ha uno sbocco concreto. Il fotovoltaico con il bando INAIL si attiva se smantelli l’amianto dal tetto aziendale. Se invece il tuo progetto supera certe soglie di potenza, subentrano altri obblighi normativi e incentivi specifici per l’adeguamento, mentre per le aziende del settore primario esistono percorsi alternativi dedicati all’agrisolare.
Il bando oltre 600 milioni di euro e finanzia:
• 65% a fondo perduto per la rimozione e sostituzione di coperture in amianto, con un importo minimo di 5.000€ e un massimo di 130.000€
• 80% a fondo perduto per l’installazione di impianto fotovoltaico di potenza fino a 20 kW, con importo massimo di 20.000€ e sempre nel limite complessivo dei 130.000€ (il fotovoltaico è un intervento complementare alla bonifica dell’amianto e mai autonomo)
Le porte dei finanziamenti sono aperte a quasi tutte le realtà imprenditoriali presenti sul territorio. Possono partecipare tutte le imprese regolarmente iscritte alla CCIAA. Questo include sia le società di capitali sia le ditte individuali e le società agricole.
Restano fuori dalla misura le aziende che hanno già ricevuto il contributo ISI nelle passate edizioni del 2022, 2023 e 2024. Questo meccanismo di rotazione obbligatoria serve proprio a distribuire i fondi su nuove imprese che non hanno ancora avuto l’occasione di mettere a norma le proprie coperture industriali.
La burocrazia italiana richiede un iter particolarmente rigoroso: non basta avere l’amianto sopra la testa per incassare i soldi, servono documenti specifici e perfettamente aggiornati:
• Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) aggiornato: deve evidenziare in modo chiaro la presenza del materiale nocivo e la necessità urgente di rimuoverlo per tutelare chi lavora nel capannone. Se il tuo DVR è fermo a qualche anno fa oppure risulta incompleto, va sistemato immediatamente.
• Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) in regola: la tua azienda deve avere una posizione contributiva impeccabile. Il DURC regolare è un requisito su cui non si discute. Anche una minima pendenza dimenticata con l’INPS o con l’INAIL blocca l’erogazione del fondo perduto alla radice.
• Punteggio minimo di 130: prima ancora di inviare qualsiasi foglio, occorre poi fare una valutazione preventiva del punteggio. Il sistema telematico dell’INAIL ragiona per soglie di sbarramento. Per superare la primissima fase serve raggiungere un punteggio minimo di 130 punti, un valore che viene calcolato incrociando le caratteristiche della tua azienda, la tipologia specifica di intervento e l’entità dei rischi lavorativi che andrai a eliminare con i lavori.
Il processo burocratico si svolge interamente online attraverso una procedura a sportello telematico. Tutto passa dal portale ufficiale dell’INAIL, a cui si accede usando le proprie credenziali SPID, CIE o CNS.
Il primo passaggio consiste nel caricamento del progetto. Si inseriscono i dati anagrafici dell’azienda e il preventivo dettagliato dei lavori da eseguire. A questo punto il portale calcola in automatico i punti. Se il sistema conferma che arrivi alla soglia dei 130, puoi procedere con la richiesta della domanda. Una volta confermati i dati, il sistema rilascia un codice identificativo univoco che diventa la chiave di tutto il processo.
La fase più delicata è il cosiddetto click day. Le aziende che hanno ottenuto il codice devono inviarlo telematicamente il giorno esatto dell’apertura dello sportello. Sebbene possa sembrare anacronistico, chi prima arriva, prima prende i fondi, fino a esaurimento del budget stanziato. Chi riesce a superare il click day entra nella fase finale, dove dovrà caricare tutte le perizie tecniche asseverate e i documenti fiscali per confermare l’assegnazione definitiva dei soldi.
Apertura domande
Chiusura domande
I tempi stabiliti dall’ente sono stretti e non ammettono il minimo ritardo. Il caricamento delle domande e l’inserimento dei dati sul portale iniziano il 13 aprile e si chiudono tassativamente il 28 maggio alle ore 18:00.
Mancare questa finestra temporale significa perdere un’occasione d’oro e doversi rassegnare a pagare i lavori a prezzo pieno, oppure aspettare un altro anno sperando in un nuovo bando. Preparare i preventivi corretti, aggiornare il DVR e verificare con il commercialista la regolarità contributiva richiede diverse settimane di lavoro preparatorio. Muoversi ad aprile inoltrato porta quasi sempre a compiere errori banali nella documentazione che finiscono per invalidare l’intera pratica.
I numeri aiutano sempre a chiarire la reale portata di un’agevolazione statale. Immaginiamo un’azienda attiva nel settore metalmeccanico con un capannone produttivo che presenta 500 metri quadrati di vecchia copertura in cemento-amianto.
Il costo stimato per lo smantellamento in sicurezza, lo smaltimento a norma di legge e il rifacimento totale del tetto si aggira intorno ai 45.000 euro. A questa spesa si può aggiungere l’installazione di un impianto fotovoltaico da 20 kW per abbattere in modo stabile le spese elettriche della produzione di energia con i pannelli, ad un un costo di circa 25.000 euro. Il totale dell’operazione, senza alcun aiuto, ammonta a 70.000 euro; sicuramente un bell’impegno finanziario.
Applicando le regole del bando ISI INAIL 2026, lo scenario cambia in modo evidente; per la rimozione dell’amianto calcoliamo il 65% su 45.000 euro, ottenendo 29.250 euro a fondo perduto, una cifra che rientra perfettamente nel limite massimo dei 130.000 concessi. Per l’impianto fotovoltaico calcoliamo l’80% su 25.000 euro, ottenendo 20.000 euro a fondo perduto, che è proprio il tetto massimo per questo specifico intervento aggiuntivo.
Il contributo totale che l’azienda si porta a casa arriva a ben 49.250 euro. Il costo netto finale che l’imprenditore deve effettivamente tirare fuori scende a soli 20.750 euro. L’azienda si ritrova così con un tetto completamente nuovo, a norma di legge, e un impianto moderno che genera energia gratuita per far funzionare i macchinari. L’investimento residuo si recupera poi in un paio d’anni grazie al taglio drastico della bolletta elettrica.
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